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Posted in Arte
23/11 2011

Alessandro Lupi. Percezione


Questo autunno è stata inaugurata a Genova, presso il Palazzo Ducale, la mostra “Percezione” di Alessandro Lupi, un artista che trae ispirazione dalla luce, elemento fondante della sua opera insieme al suono e allo spazio.

Il centro della ricerca artistica di Alessandro Lupi parte dalla luce, e si sviluppa con installazioni e nuove tecniche dove colore, luce suono e spazio si fondono dinamicamente.
Nel 1997 inventa una nuova tecnica che chiama densità fluorescente, fili di poliestere dipinti uno ad uno con pigmenti fluorescenti e/o fotoluminescenti ed illuminati da luce nera di Wood.
I soggetti sono spesso corpi tridimensionali, che dialogano con lo spazio in modo cinetico o statico, ogni lavoro nasce come un mondo a se, tutto si concentra sul concetto di “inversione” cioè sulla possibilità di offrire allo spettatore un punto di vista contrario a quello previsto e prevedibile, nelle sue opere la dicotomia di situazioni opposte come interno – esterno, libertà- prigionia, vita-morte è annullata dalla percezione quasi contemporanea dei due aspetti, che non privilegia alcuna prevalenza percettiva o gerarchica.

Percezione è una mostra che agisce sulle molteplici possibilità della percezione, diversi lavori che portano ad interrogarsi e ad indagare le relazioni tra tempo e spazio.
Si tratta di lavori cinetici, luminosi, e interattivi che introducono un’estetica della conoscenza scientifica e che quindi vogliono rompere gli argini di un’arte fine a se stessa.

L’autore.
Il mio percorso artistico si è sempre rivolto verso l’invenzione di nuove tecniche come le densità fluorescenti (sculture fatte di fili tesi e dipinti con speciali pigmenti fluorescenti e illuminati con la luce nera) o utilizzando diversi effetti per creare illusioni e modificare lo spazio per sollecitare l’interpretazione mnemonica di chi interagisce con l’opera.
Come dice il fisico Marco Rusconi “nelle opere di Alessandro Lupi la forma e’ ricostruita in un percorso ascendente dall’adimensionalita’ fino allo spazio-tempo in 4-D. A partire dal pigmento di colore, virtualmente adimensionale, vengono costruite prima linee, e poi superfici non Euclidee sovrapposte nella terza dimensione. La forma e’ finalmente percepita nella mente dello spettatore che ricostruisce la proiezione quadridimensionale dell’oggetto rappresentato”
Una seconda parte della mia ricerca si focalizza sulla percezione della casualita’ e sulla transizione da stocasticita’ e determinismo. (seconds)

“Seconds” è un lavoro sul tempo e sulla mutabilità della sua percezione visiva:
In un pannello nero opaco, di dimensioni 2 m X 2 m, sono installate 60 lancette fluorescenti rappresentanti solo i secondi. Le lancette si azionano in due fasi. Nella prima fase i secondi andranno tutti asincroni, dando, sia dal punto di vista visivo che sonoro, una netta sensazione di frammentazione del tempo e stimolando una riflessione soggettiva sul normale modo di vedere gli strumenti che scandiscono lo svolgersi delle nostre esistenze.
Nella seconda fase le lancette si fermeranno e ripartiranno tutte sincrone facendo un suono molto definito e scandito. Si ha una percezione estremamente soggettiva dello spazio e del tempo, ma la percezione del reale è seguita dall’immaginazione, dal momento che in entrambe le fasi le lancette stesse generano in continuazione evoluzioni di figure astratte sempre diverse.

“Ethernal Skull”. La storia della creatività è indissolubilmente legata a quella del progresso scientifico. Cosa avrei fatto duecento o duemila anni fa? Sarebbe esistita la mia creatività senza il linguaggio scientifico che la mia contemporaneità mi permette? Ho immaginato di trasferire il mio lavoro, normalmente legato all’utilizzo di materiali “contemporanei”, in un passato in cui i miei attuali strumenti espressivi non erano ancora disponibili per l’atto creativo. Per questo ho realizzato un’opera interamente con materiali e strumenti reperibili anche nei secoli passati: corde di canapa, legno e semplice colore bianco. Anche la scelta del soggetto doveva rispettare il mio desiderio espressivo senza contare su concetti tipici della mia era postindustriale. In questo senso il teschio è un simbolo antropologico universale e trans-temporale. Ho costruito un teschio che potrebbe essere stato costruito anche nel passato e che invita a concentrarsi sulle opportunità delle nostre esistenze nonostante la nostra caducità. Non un simbolo di morte quindi, ma della volontà di vivere nonostante tutto. Della volontà comune a qualsiasi epoca del genere umano.(dimensioni 64cm. x 64 cm. x 64 cm.)

“B/N” è un lavoro incentrato sulla percezione e sulla costruzione delle immagini nella mente del fruitore.
In questa opera rappresentante un corpo, la dimensione cinetica serve per costruire, rotazione dopo rotazione, nell’immaginazione dello spettatore, la forma, il corpo e la presenza stessa dell’opera nello spazio, ma anche la materia astratta che la compone.
La luce entra diffusa nell’opera che è installata in un angolo, per l’allestimento ho studiato due pareti, una bianca e una nera, che permettono la percezione opposta della forma stessa in una dialettica di vuoto/pieno.
L’uso del bianco e del nero in movimento permette una visione soggettiva, che in alcuni casi può far percepire dei colori anche dove non ci sono, suggerendo tutte le gradazioni di luce che il nostro occhio non percepisce normalmente.

www.alessandrolupi.com

 

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