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Posted in Arte
5/04 2016

Luce su una storia di duemila anni fa: la casa di augusto sul palatino

Il Palatino, legato alla leggendaria fondazione di Roma da parte di  Romolo, negli ultimi due secoli dell’età repubblicana era soprattutto considerato il quartiere aristocratico di Roma, prima di divenire, in età imperiale, da Augusto in poi, zona privata dell’imperatore. Quando il giovane Ottaviano fu adottato da Cesare e assunse un ruolo pubblico, acquisì nel 42 a.C. la casa dell’oratore Ortensio. Questa formò il primo nucleo di un sistema di costruzioni volto alla colta e raffinata predicazione ideologica del suo potere e della sua immagine.

La Casa di Augusto e la Casa di Livia, sua terza amatissima moglie, sono porzioni del complesso di edifici imperiali la cui riapertura è stata un evento memorabile nell’ambito delle celebrazioni per il bimillenario della morte di Augusto avvenuta nel 14 a.C. Le decorazioni dei due edifici rappresentano un raffinato e ben conservato esempio di arte figurativa romana della fine dell’epoca repubblicana, connotate da motivi floreali, architetture fantastiche e scenografie teatrali, sottolineate dai colori tenui e brillanti, che si espandono negli ambienti.

Il complesso augusteo è sempre stato di difficile comprensione, per l’articolata stratificazione dei resti archeologici delle  diverse fasi costruttive e per il dibattito ancora in corso sull’interpretazione degli spazi e delle loro trasformazioni.

L’intervento di restauro ha anzitutto previsto la realizzazione di una nuova copertura per proteggere l’area archeologica e per restituire il senso degli spazi confinati della casa.

Carolina De Camillis e Riccardo Fibbi, architetti e lighting designer romani, hanno ideato e sviluppato fino alla conclusione dei lavori della Soprintendenza il progetto della luce, svolto  in stretto coordinamento con Barbara Nazzaro e Luigi Greco, (Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l’area archeologica di Roma) che hanno curato l’intero intervento e il restauro del monumento, e tutto il gruppo di lavoro. La luce è stata utilizzata come strumento di reintegrazione dell’immagine del monumento, per:

  • rievocare con la luce artificiale i rapporti chiaroscurali tipici degli ambienti pubblici e privati della casa romana, attuati mediante la differenziazione della provenienza della luce e della sua intensità. Abbiamo infatti osservato che il peristilio costituiva una schermatura nei confronti dei raggi solari più verticali e determinava una diversa luminosità degli ambienti stessi in base alla loro profondità e alla distanza dal peristilio.
  • creare un gerarchia percettiva, differenziando la modalità di distribuzione della luce e la sua gamma cromatica negli ambienti della domus privata rispetto agli ambienti della domus publica, suggerendo sensazioni più intimistiche per gli spazi privati, diversamente da quelli destinati alla rappresentanza.
  • utilizzare la variazione cromatica e la variazione dei livelli di illuminamento della luce artificiale non per pura scenografia, ma con l’obiettivo di rendere più facile la lettura degli spazi.

I sistemi di illuminazione, tutti con sorgenti LED, sono posizionati tra l’intradosso della copertura e il controsoffitto di telo termoteso in PVC. Alcune asole rettangolari accolgono i gruppi di proiettori, con vari fasci ottici e diverse temperature di colore.

Gli apparecchi sono muniti di adattatore per binario elettrificato con driver remoti DMX, regolati tramite software con un pannello di controllo.

I proiettori lavorano a coppie con lo stesso puntamento, consentendo di ottenere un unico fascio luminoso la cui componente spettrale totale varia in funzione della regolazione del flusso di ogni singolo proiettore e della sua Tc.

Attraverso la regolazione di ogni proiettore la luce racconta le varie stanze, ognuna con sottili differenze di luminanza e temperatura di colore, per suggerire il chiarore delle lucerne nelle stanze private e l’emulazione della più fredda e intensa luce diurna che penetrava nelle stanze del potere imperiale.

L’intervento ha compreso anche il rifacimento dell’illuminazione di alcuni ambienti della adiacente Casa di Livia, che conserva ancora l’ingresso originale attraverso un corridoio con pavimento in mosaico su un piano inclinato, dal quale si accede all’antico cortile (atrium), oggi coperto, su cui si affacciano il tablino e le due ali, oltre al triclinio, tutti decorati con splendide pitture.

Anche qui la luce rievoca la penetrazione originaria dei raggi solari: nel cortile è stata ricreata la sensazione di passare dalla luce solare piena della zona originariamente scoperta all’attenuazione luminosa che si doveva percepire della zona coperta dalla perduta tettoia.

Negli ambienti affrescati sono state inserite delle strutture appositamente disegnate, sospese alle volte, che incorporano una serie di incassi con sorgenti LED a bassa luminanza, orientati verso gli affreschi, in modo da ottenere una eccellente percezione delle meravigliose pareti dipinte con festoni di frutta, scene di paesaggio e mitologiche, senza abbagliamento.

CREDITI

-       COMMITTENTE: Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l’Area Archeologica di Roma
-       GRUPPO DI PROGETTAZIONE ED ESECUZIONE : F. Catalli, B. Nazzaro, L. Greco, C. Conti, M. Bartoli con M.A. Tomei, R. Egidi, S. De Felice, S. Murrone, M. Lasco; U. Baruffaldi, C. Iaconi, P. Pastorello, D. Pellandra, M.L. Santarelli, S.Vellucci,
-       COLLABORAZIONI ESTERNE: L. Borrello, R. Rossi, G. Farre, V. Sedia, Studio MCM, Arcotec, Modus
-       PROGETTO DI ILLUMINAZIONE: Carolina De Camillis, Riccardo Fibbi

 

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