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Posted in Arte
24/02 2016

Formafantasma – Anno Tropico

Peep-Hole presenta Anno Tropico, la prima mostra personale dei designer Formafantasma in un’istituzione italiana. Il duo, la cui pratica è caratterizzata da una profonda attenzione per le implicazioni storiche, politiche e sociali del design e da un approccio alternativo e sostenibile ai materiali e al loro impiego nella produzione, incentra il progetto sul loro recente interesse per le qualità espressive della luce e presenta una serie di opere, realizzate con diverse tecniche e materiali, appositamente concepite per l’occasione.

La mostra rivela il processo e la ricerca che stanno alla base della creazione di un oggetto esplorando il  percorso articolato su diversi livelli. Disegni e modelli di studio dialogano con una selezione di oggetti finiti, all’interno di un’installazione site specific che traspone su scala architettonica le sperimentazioni condotte dai designer.

L’intero progetto si inserisce in una situazione ambientale attraverso la costruzione di muro-diaframma, corrispondenti a diverse schermate di Windows, e modula l’intensità della luce del giorno. La natura di questo lavoro trasforma non solo l’architettura ma anche il funzionamento dello spazio espositivo, in cui gli orari di apertura variano a seconda delle variazioni stagionali del illuminazione.

Vista come “materiale” luce è al centro di un processo di ricerca complessa che indaga il rapporto tra luce naturale e artificiale, passando da riferimento ai sistemi tradizionali “scollegato” alle innovazioni contemporanee di illuminazione a LED e ottica.

Il percorso espositivo è organizzato su diversi livelli. Disegni, modelli e un video stabiliscono un dialogo con una selezione di oggetti finiti, tutti creati nel corso dell’ultimo anno. Questi oggetti segnano un passaggio importante nella pratica dei progettisti,  più vicini alla sfera industriale che all’artigianato. Allo stesso tempo, i modelli di lavoro confermano che il procedimento e l’approccio sono ancora basate sull’intuizione e sperimentazione.
Questi modelli raccontano il percorso che viene prima dell’invenzione degli oggetti finiti: vetro dicroico, lenti ottiche e uno specchio parabolico, assemblati con materiali industriali come mattoni e tondini di ferro, modellare la luce, generando riflessi e ombre nello spazio.

Sulle pareti, rendering 3D, stampati su carta millimetrata, riproducono i dettagli degli oggetti in esposizione, sovrapposti su grafica e dati numerici disegnate con una matita. I dettagli delle lampade sono isolati e descritti da punti di osservazione vicini e insoliti, mentre le linee che definiscono le loro forme sembrano estendersi, diventando ipotetici assi di diagrammi che alludono a un consumo esponenziale di energia: la modellazione digitale non viene utilizzata come strumento di simulazione, ma rende gli oggetti appena riconoscibili e anche vagamente grotteschi. Invece di avere una funzione informativa su questioni legate alle problematiche ambientali, le composizioni ed i dati hanno il chiaro scopo di innescare un rapporto tra la professione del designer e la sua partecipazione implicita al consumismo e allo sfruttamento delle risorse naturali.

Dal punto di vista formale la maggior parte degli oggetti è stata progettata partendo con  strutture circolari, che ricordano gli anelli astronomici e la sfera armillare utilizzati in passato per monitorare le trasformazioni del cosmo. Questo ci riporta al video, installato alla fine del percorso espositivo, che riprende le sue premesse teoriche. In Anno Tropico luci astratti e ombre si alternano con la presenza di elementi più familiari, come il gesto di una mano che muove oggetti: gli esperimenti condotti dai progettisti nel loro studio, volti a fare conoscenza con questo nuovo materiale, sono accompagnati da una voce fuori campo che descrive fenomeni luminosi a livello cosmologico. La colonna sonora, sulla base di un testo scritto insieme a Edoardo Tescari, astronomo presso l’Università di Melbourne, sposta l’oggetto su di un,piano esistenziale più filosofico.

Certamente nei loro risultati tutti gli oggetti volteggiano in una dimensione liminale tra lavoro e oggetto, nella misura in cui essi fare i conti, da un punto di vista formale con le specificità del linguaggio scultoreo: l’astrazione e la geometria delle forme assolute che si colleganoalle forme archetipe di un artista come Brancusi, sono accompagnate dall’uso di uno dei materiali più tradizionali della scultura, il bronzo.

Andrea Trimarchi (1983) e Simone Farresin (1980) sono Studio Formafantasma, un duo di designer italiani con sede ad Amsterdam. I loro lavori sono presenti in alcune delle più importanti collezioni museali, quali: MoMA, New York, Stedelijk, Hertogenbosch, Metropolitan Museum, New York, Mak Museum, Vienna, Victoria & Albert Museum, Londra, MUDAC, Losanna, Mint Museum of Craft and Design, Charlotte, North Carolina, Chicago Art Institute, Chicago, Textiel Museum, Tilburg. Formafantasma sono titolari di una cattedra presso il “Well Being” Department della Design Academy di Eindhoven.

La mostra è realizzata grazie alla collaborazione di
Fonderia Artistica Battaglia, Milano
Giustino Stagetti Galleria O. Roma

Con il supporto di
Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Roma
Consolato Generale dei Paesi Bassi, Milano

 

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