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Posted in Arte, Comunicazioni
7/06 2016

I pittori della luce. Dal Divisionismo al Futurismo

A cura di Beatrice Avanzi, Daniela Ferrari e Fernando Mazzocca

In coproduzione con Fundación MAPFRE, Madrid

 

Mart, Rovereto

25 giugno ― 9 ottobre 2016

Il progetto

Dal Divisionismo al Futurismo è un grande programma internazionale che ruota attorno a un preciso periodo storico e a un nucleo di capolavori italiani.

Il progetto racconta l’arte dei maestri italiani che vissero tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Furono questi i pittori che introdussero il rivoluzionario cambiamento di mentalità su cui poggiano le proprie basi le avanguardie del ’900, in particolare il Futurismo.

Con questo progetto il Mart rinnova proficue collaborazioni internazionali e valorizza, ancora una volta, il proprio patrimonio in Italia e all’estero.

La mostra al Mart

L’esposizione I pittori della luce. Dal Divisionimo al Futurismo è curata da Beatrice Avanzi, Musée d’Orsay; Daniela Ferrari, Mart; Fernando Mazzocca, Università degli Studi di Milano e presenta oltre 80 opere in sei sezioni cronologiche e tematiche: Il Divisionismo tra vero e simbolo; La luce della natura; La declinazione simbolista. Una “pittura di idee”; La declinazione realista. L’impegno sociale; Verso il futurismo; La pittura futurista.

Attraverso una selezione di capolavori provenienti dalle Collezioni del Mart, arricchita da prestigiosi prestiti pubblici e privati, la mostra narra le origini e lo sviluppo del Divisionismo in un dialogo esplicito con il Futurismo.

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900, il Divisionismo svolge un ruolo fondamentale nel rinnovamento artistico italiano, trovando il suo ideale proseguo nell’avanguardia Futurista.

È in questo confronto tra due generazioni che si definisce la nascita della pittura moderna in Italia.

A partire da una rivoluzione visiva derivante dalle scoperte scientifiche sulla scomposizione del colore e incentrata sul potere espressivo della luce, cambiano anche i soggetti dipinti, tesi verso una modernità nei temi raffigurati che spaziano dai contenuti sociali, in un’Italia da poco unita ancora in cerca di una propria identità culturale, a soggetti più lirici legati alla tendenza internazionale del Simbolismo.

Il Divisionismo si afferma nel 1891 alla Triennale di Brera, con la prima uscita “pubblica” di un gruppo di giovani pittori: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Emilio Longoni. L’opera di questi artisti sconvolge e divide la critica e il pubblico borghese, non solo per l’uso della tecnica divisa, ma anche per le inedite interpretazioni dei temi cari alla tradizione.

Centro geografico del movimento, fin da subito, è la città di Milano nella quale i Divisionisti trovano occasioni espositive, un ambiente vivace e pronto al dibattito e un mercante-critico che li appoggia, Vittore Grubicy de Dragon, che per primo in Italia rivela le tecniche e i successi del pointillisme. Con il movimento francese i Divisionisti italiani condividono l’utilizzo dei soli colori puri, non mescolati a impasto sulla tavolozza, ma applicati direttamente sulla tela a piccoli tocchi, che l’occhio dell’osservatore ricompone. Gli italiani però interpretano la tecnica divisa come un mezzo e non un fine, sottoposto e adattato al contenuto e al messaggio dell’opera, in cui la ricerca di una maggiore luminosità affida alla luce un valore simbolico. Il Divisionismo si configura, quindi, non come una filiazione del movimento francese, ma come una tendenza autonoma, che condivide con il pointillisme alcuni presupposti tecnici e teorici.

Al centro dell’indagine della pittura divisionista c’è la rappresentazione della luce, in particolare nell’ambiente naturale. Liberatasi della tradizione paesaggistica, la pittura divisa trova nell’ambiente una dimensione di unione tra l’uomo e la natura e un tema privilegiato di indagine luministica.

Pur nelle differenze stilistiche e tematiche tra un pittore e l’altro, che in mostra sono sottolineate e poste a confronto, alcuni questioni, largamente condivise, emergono con forza. L’interesse per il mondo operaio, per esempio, o la predominanza di opere dedicate a tematiche politiche e sociali, evidenzia un cambiamento di gusto e un’attenzione alle condizioni delle classi più disagiate e alle disparità sociali senza precedenti che permette alla pittura di assumere una dimensione collettiva e politica lontana dal pietismo della pittura di genere dei decenni precedenti.

Dalla forza di questa nuova poetica e sulle sue basi tecniche scaturisce, all’inizio del ’900, il Futurismo. Il maggiore movimento d’avanguardia italiano si sviluppa intorno alle idee del poeta Filippo Tommaso Marinetti che nel febbraio 1909 irrompe sulla scena artistica con il Manifesto Futurista, pubblicato sulla prima pagina de “Le Figaro”.

All’appello aderiscono Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini che nell’aprile dell’anno successivo firmano il Manifesto tecnico della pittura futurista, in cui proclamano che “non può sussistere pittura senza Divisionismo”, indicando nella comune formazione divisionista il substrato di partenza del movimento.

La scomposizione della luce associata a quella della forma e a una vocazione alla rappresentazione del movimento e della velocità della vita moderna proiettano l’arte italiana nel cuore del coevo dibattito artistico europeo. La città industriale in piena crescita, le periferie urbane in espansione, il dinamismo e il progresso sono i temi che caratterizzano questa nuova ricerca.

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