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Posted in Arte
6/09 2011

Intervista ad Oliviero Toscani – Seconda parte

Seconda parte intervista al maestro Oliviero Toscani

L: come si potrebbe dare enfasi alla comunicazione in riferimento alla luce e alle nuove tecnologie, come utilizzerebbe un’immagine o una fotografia per pubblicizzare, ma non in termini commerciali, la comunicazione che si riesce a fare con la luce, come pubblicizzerebbe la luce in sè.

T:  uno non può pubblicizzare il sale, lo zucchero o il burro, perché il burro da solo fa schifo, il burro ha bisogno del pane e il sale ha bisogno degli ingredienti, bisogna cucinare qualcosa perché il sale possa essere utile, il sale da solo non è buono e gli ingredienti senza sale non sono buoni, quindi la luce è come il gusto, il gusto non deve essere né troppo nè troppo poco, la luce deve essere ne troppa ne troppo poca, deve esser giusta come il sale, come lo zucchero, come tutti gli ingredienti importanti.

L: tornando a quella che è la sua passione, mi diceva di questo esempio paterno che ha avuto, c’è qualcun altro a cui si è ispirato, che in qualche modo le ha comunicato questo amore per la fotografia, ad esempio un grande fotografo del passato?

T: ero molto amico di Andy Warhol, sono stato un grandissimo estimatore di Carmelo Bene e poi chiaramente il cinema, Fellini e tutto il cinema italiano è stato importante e non solamente quello italiano, ma non sono un assolutista, io credo che sia un insieme di cose, non posso far risalire tutto ad un unico esempio, ad un’unica attività, è un insieme di persone: coloro che ho conosciuto da quando ero all’istituto d’arte, amici artisti e poi tutto il cinema, io al liceo invece di andare a scuola andavo al cinema, a scuola mi annoiavo e me ne andavo al cinema  e vedevo anche 3 film al giorno.

Semplicemente non volevo annoiarmi, al cinema non mi annoiavo, mentre a scuola era tremendo, posso dire che il cinema è stata la mia scuola, i miei insegnanti, John Ford, la Nouvelle Vague francese, Godard.
E poi chiaramente io appartengo alla generazione che ha vissuto a pieno gli anni 60, avevo 18 anni nel 1960, e quindi ho partecipato in prima persona al fenomeno Beatles, Rolling Stones, Mary Quant…

L: ci può accennare a un progetto che ha in mente in questo momento e che vorrebbe realizzare in un prossimo futuro?

T: adesso sto facendo questo grande progetto che si chiama Razza umana e il Nuovo  Paesaggio Italiano è sul recupero e la sensibilizzazione sui grandi drammi, sulle grandi brutture che stiamo producendo in Italia, una documentazione fotografica della presa di coscienza di ciò che è bello, perché noi italiani abbiamo perso totalmente il senso del bello, siamo ormai un branco di tele-idioti condizionati da questo mostro televisivo che ormai è diventato il dittatore nel nostro paese. Razza umana riguarda il fotografare volti in giro per il mondo, sono appena tornato da Israele a fotografare la gente, porto il mio fondale e fotografo la gente, quindi ho migliaia di ritratti di espressioni dell’umanità , migliaia di individui.

L: l’ultima domanda, lei ha detto che qualche volta ha avuto modo di vedere gli articoli che pubblichiamo su Luceonline, cosa ne pensa?

T: Penso che con Luceonline dovrebbe sorprendere di più. Llei sa che all’inizio del secolo in Germania  i grandi fotografi si salutavano dicendo Good Licht “buona luce”, buona luce è un bell’augurio, una buona luce vuol dire tante cose, buona luce vuol dire buona ispirazione, buona qualità di vita. La luce non è solamente quello che uno pensa e cioè l’illuminazione, la luce è illuminazione, la luce vuol dire capire, vuol dire intelligenza. Il problema dell’Italia, lo dico sempre, è la mancanza di illuminazione.
Allora questo è un bel tema da sviluppare.

 

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