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Posted in Arte
15/12 2009

La ricerca della luce

La ricerca della luce

Mediterraneo, 2008-2009.
Legno, smalto metallizzato blu, corpi illuminanti
Installazione, dimensioni ambiente

Sospesa sul confine sottile che divide la forza della materia dalla sua scomparsa, collocata su un piano dove il colore può essere al contempo tangibile e incorporeo, denso e rarefatto, l’opera di Giulio De Mitri è indirizzata a una ricerca e a una riflessione serrata sulle possibilità espressive, costruttive ed estetiche di una luce vista allo stesso tempo come elemento fisico e astratto, come struttura compositiva e anima lirica della sua opera

Linea blu I, II, III, IV, V, VI, 2006.
lambda in tecno-light-box
sei elementi da cm 20 x 200 x 15
Installazione ambientale con dimensioni variabili

De Mitri si pone infatti sul crinale che unisce la poesia all’impegno, la razionalità alla visionarietà attraverso uno sguardo attento sia al reale, alle trasformazioni sociali, economiche e politiche che a una dimensione trasfigurata dove proprio la luce tocca un diapason quasi trascendentale.
In questo senso è il blu a rappresentare un elemento centrale e metaforico nel lavoro dell’artista, un colore che evoca suggestioni che possono andare dal lapislazzulo della grande tradizione della pittura italiana rinascimentale alle ricerche di Yves Klein, una scelta che ci mostra un De Mitri allo stesso universale e legato alle sue radici e che riconduce a un codice genetico che risale alla Magna Grecia e alla sfarzosità cromatica della sua città di origine, Taranto, un luogo dominato dall’azzurro di due mari e da una luce tesa e quasi pietrificata nella sua presenza assoluta e dove il blu è talmente poderoso e incombente da catturare completamente l’attenzione e la memoria di un occhio attento alla forza del colore.

Silenzi, 2009.
tecno-light-box
fotografia, plexiglas, smalto, multistrato di betulla
cm 55 x 1,50 x 13

In questo senso, come ha già notato Renato Barilli, De Mitri lavora comunque in un’ottica pittorica, anche quando utilizza neon e video, strumenti installativi e digitali, attraverso quel concetto allargato di pittura che rappresenta una delle caratteristiche più evidenti dell’attuale contesto dell’arte internazionale.
L’artista, difatti, progetta e realizza costantemente le sue opere con una raffinata stratificazione di pensiero e di materiali, come succede nelle opere tridimensionali o nei light box, con una lentezza di meditazione e di sperimentazione propria della pittura, arricchita però dalle possibilità offerte dagli esiti delle nuove ricerche e delle nuove tecnologie.
In questo modo De Mitri è in grado di superare i limiti bidimensionali del quadro e di ampliare la sua azione allo spazio allargato dell’ambiente, creando così un efficace rapporto non solo con lo sguardo, ma anche con la stessa presenza concreta dello spettatore che viene calato in una realtà trasformata e rielaborata dall’azione dell’artista e da una luce che “si fa corpo” proprio nella creazione di una relazione profonda tra il corpo dell’opera e quello del riguardante, nella sua essenza di ponte sostanziale tra l’artista, la sua creazione e chi entra nel suo spazio per osservarla e partecipare in modo quasi esistenziale alle sue dinamiche e al suo sviluppo.
Così possiamo calarci nei flutti aniconici di una misteriosa marea, dipanati nell’oscurità tracciando segni palpitanti agitati da vibrazioni subacquee, essere abbagliati e catturati dai led di una scultura che diffondono i loro raggi radianti componendo architetture potenti e impalpabili abitate da una pulsazione vitale, edifici immateriali e solenni di luce che inglobano chi li percorre nel loro sistema rigoroso di segni, di toni e di armonie.
Tuttavia De Mitri non agisce soltanto sul colore, ma medita anche concettualmente sul significato del proprio lavoro, a cui affida spesso le proprie riflessioni sulla storia e sul presente, giungendo a dare un senso dinamico e quasi futurista ai capolavori dell’antichità classica, a fermare emblematicamente il moto perpetuo delle onde in una traiettoria folgorante, o a comporre in opere allusive le culture del Mediterraneo, salvandole idealmente dai pericoli di una certa idea di globalizzazione e dal rischio di una scomparsa dovuta all’indifferenza, alla ricerca univoca del profitto o ai conflitti di civiltà e di religioni, creando nel proprio universo creativo un simbolico dialogo interculturale tra tutti i mondi che formano il mosaico composito del mare nostrum.
Proprio il mare, dunque, è il luogo a cui aspira l’opera di De Mitri: il mare come simbolo archetipo delle stratificazioni dell’inconscio collettivo, territorio degli incroci di razze e di culture, di scambi artistici ed economici, spazio inquieto delle metamorfosi e dell’enigma, dove la luce si condensa formando una nuova sostanza fluida e mutante, annuncio ossimorico del flusso elettronico azzurro e liquido di una pittura ambientale e immateriale che si trasforma all’improvviso in corpo tattile e fulgente.

Il viaggio, 2007.
lambda in tecno-light-box
cm 100 x 100 x 13

Lorenzo Canova

GIULIO DE MITRI

Nato a Taranto nel 1952. Vive ed opera tra Taranto e Catanzaro. Ha compiuto studi umanistici ed artistici (Accademia di Belle Arti e Università). È professore ordinario di prima fascia in Tecnica e tecnologia della Pittura nell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Campo della sua ricerca è la Luce come corpo, cardine di una poetica che si sviluppa tra progetto e processo del fare, utilizzo di elementi naturali e di nuove tecnologie.
MOSTRE PERSONALI (Selezione dal 2001)
2009: Ex stazione di vedetta, Giovinazzo. 2007: Palazzo Pantaleo, Taranto; Santa Teresa dei Maschi, Museo Nuova Era, Bari; Museo Civico, Sora; Primo Piano Livingallery, Lecce; Complesso Monumentale San Giovanni, Catanzaro. 2006: Museo Sperimentale di Arte Contemporanea, L’Aquila. 2005: Galleria dell’Accademia, Macerata. 2004: Satura, Genova; Metart arte contemporanea, Ottaviano. 2001: Palazzo della Pretura, Castell’Arquato.
MOSTRE COLLETTIVE (Selezione dal 2003)
2009: Incroci, Open Space, Catanzaro; A sud del mondo, Palazzo Delli Ponti, Taranto; V Triennale d’arte sacra, Seminario, Lecce. 2008: XV Quadriennale, Roma; Racconti i-conici, Pinacoteca, Pieve di Cento; 2007: Videoart Yearbook 2007, Galleria Civica, Trento; J. Beuys /Difesa della Natura, Thetis, Arsenale Novissimo, 52a Biennale di Venezia; Art Lakonia: arthumanature topos 2007, Sparta; L’acqua nell’arte contemporanea, Galleria Civica, Pavullo; La luce e l’ombra, Museo Pino Pascali, Polignano a Mare; V Biennale del Libro d’artista, Biblioteca Comunale, Cassino; La collezione Sylvia Franchi, Museo d’arte Contemporanea, Caltagirone. 2006: II Free International Forum, Bolognano; Artisti in cielo e in terra, Galleria Libreria Bocca, Milano; Riparte International Art Fair, Roma. 2005: Lucecontroluce, Museo Civico, Taverna; Arte in Calabria 1960-2000, Museo MAON, Rende. 2004: Natura S/Cultura, Verdalia, Villa Convento, Novoli. 2003: Bianco meno bianco, Goethe Institut, Porto Alegre; Vergine d’oliva, Pinacoteca Provinciale, Bari; Materia Immateriale, Galleria Peccolo, Livorno.
La sua bibliografia è presente in pubblicazioni di carattere generale e monografico, recentissimi i cataloghi: L. De Venere, Mediterraneo il nostro e l’altrui, Ed. Fondazione Vedetta del Mediterraneo, Giovinazzo,(BA), 2009; AA.VV., Videoart Yearbook / L’annuario della videoarte italiana 2006-2007-2008, Fausto Lupetti Editore, 2009; P. Marino, Giulio De Mitri / Energia, opere 2005-2007, ARSMAC, Taranto, 2007; A. d’Avossa, Giulio De Mitri / Segni di mare, (testo di R. Barilli), Muspac Edizioni, L’Aquila, 2006; L. P. Finizio, Giulio De Mitri/ materiale e immateriale / opere 2002-2004, (con testi di V. Dehò, P. Ferri, G. Perretta, M. Sgroi -), Edizioni Peccolo, Livorno, 2005.
Sue opere sono presenti in musei, collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

 

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