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Posted in Arte
1/06 2010

Nove installazioni site-specific

Luci al Museo

Nove installazioni site-specific hanno fatto scintillare il Museo Archeologico di Francoforte

A poche centinaia di metri dalla cattedrale, in una zona sovrastata dalla silhouette del grattacielo di Norman Foster della Commerzbank, troviamo il singolare edificio del Museo Archeologico di Francoforte. Piccolo gioiellino, il Museo Archeologico occupa la chiesa gotica ricostruita di un convento di Carmelitane, sulla quale è stato innestato un corpus moderno che ne amplia la superficie espositiva e alloggia gli uffici amministrativi. Un insieme dunque abbastanza singolare dove l’antico, seppur riedificato, vive in stretta simbiosi con il contemporaneo, un po’ come è successo con la mostra "Luces", svoltasi nell’ambito di "Luminale" lo scorso mese di aprile, durante Light+Building. Nove installazioni site-specific che, con la loro presenza, hanno ricreato con la luce quel rapporto fra tecnologia e archeologia che caratterizza il Museo, con una giusta dose di spettacolarità che ha saputo attirare numerosi visitatori per tutta la durata della manifestazione. Accanto a queste opere inedite, si poteva ammirare anche il cubo luminoso di "Percorsi", l’ultima opera di Marinellia Pirelli, la grande artista esponente dell’arte cinetica scomparsa nel 2009 e a cui "Luces" è stata dedicata dalla curatrice, Gisella Gellini.
Alla serata inaugurale del 9 aprile, che ha visto la presenza di oltre duecento persone, erano intervenuti oltre a Egon Wamers, direttore del Museo Archeologico e Peter Fasold, responsabile per le mostre del Museo, il Dr. Bernd Heidenreich, assessore alla cultura di Francoforte; Helmut M. Bien, organizzatore di Luminale; Paola Cioni, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, sponsor della mostra con il Consolato Generale d’Italia a Francoforte.
"Luces" inoltre ha avuto anche il patrocinio di Aidi, Assil, Ente Nazionale Italiano Turismo ENIT e Camera di Commercio Italiana per la Germania di Francoforte, del Comune di Torino, oltre alla collaborazione della a2a di Milano e della Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma – Musei Capitolini.
Alla realizzazione delle opere avevano contribuito fornendo materiali le aziende Aemi, Art Sound, Elinca, ILTI Luce, Iride, LuxPulse, Neon Stile, Pollice Illuminazione, Stokvis Tapes.
La mostra ha goduto di una ampia copertura mediatica su importanti testate, sia della carta stampata che emittenti televisive. Ma quello che ci sembra sia stato il merito maggiore di "Luces" e della intuizione di Gisella Gellini è proprio il suo essere una collettiva di artisti, ciascuno con la sua interpretazione della luce e ciascuno con il suo background culturale, messaggeri della creatività italiana nel mondo.

Le opere e gli artisti

Il concept della mostra in breve
L’intento di "Luces" era quello di valorizzare e far conoscere a un pubblico internazionale le valenze espressive artistiche dell’illuminazione, un settore che rappresenta una delle eccellenze del design italiano. Da qui la sinergia con Light+Building, sia quale cassa di risonanza mediatica, sia per i contenuti tecnologici che molto spesso questa forma di arte esprime. La prestigiosa location del Museo Archeologico è servita a costituire un collegamento ideale fra passato e presente della cultura europea. Gisella Gellini, curatrice

"Eclisse", di Nino Alfieri
“Eclisse” era una parabola dal diametro corrispondente all’apertura completa delle proprie braccia, un richiamo a concetti rinascimentali, quando l’uomo era l’unità di misura. Una elettronica con dinamiche luminose era schermata al centro della parabola di alluminio dipinta con materiali fotosensibili. Alle luci UV e ad incandescenza, ogni colore reagiva svelando ciclicamente forme che svanivano e ricomparivano dalle superfici. Le lente dissolvenze incrociate evocavano il ritmo circadiano, emblema del rapporto tra al luce è il tempo.
Nino Alfieri vive e lavora a Milano. Nel 1994 espone le “Cono – Scienza”, sculture costituite da lastre metalliche, lavorate ad acido, piegate e traforate, che catturano dall’ambiente la luce valorizzando le ombre portate e le luci riflesse. Successivamente si occupa della particolarità che sta tra luce, peso e materia con sorprendenti mutamenti percettivi che avvengono realmente nell’ambiente grazie alle pennellate di luce emesse elettronicamente da apparecchiature-scultura progettate e realizzate per questo scopo. Il tutto è accompagnato da musiche appositamente composte. Principali esposizioni a Milano: “Elettronia Floreale” da Pollice Light; “Ovali rotariani” per Sotheby’s, dinamica luminosa in collaborazione con Folon; “Cosmya” per Muba alla Triennale; “Hurricane e Art Déco” con lo Studio di architettura 2 A; “Light and Art” alle Cartiere Vannucci; “Promanazioni” alla Libreria Rizzoli e allo Spazio 6 ; “DNA psiconauta” al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci per Digital is Human – International Event. A Varese “Spirale” per Bang & Olufsen. A Parigi “L’esploratore non si accorge dei folletti” all’ Institut du Monde Arabe.

"Light Sympathy", di Marco Brianza
L’opera proponeva un collegamento tra le ultime tecnologie in fatto di lighting, presentate in contemporanea alla fiera "Light+Building", e le sorgenti di luce primordiali. Utilizzando la riproduzine di un’antica lucerna romana che brucia olio di oliva, l’installazione catturava lo sfarfallio della fiamma mediante sensori e lo riproduceva in tempo reale, amplificato, con sorgenti a LED di ultima generazione, rendendo la sua luce visibile all’esterno attraverso le vetrate gotiche dell’edificio storico, creando un legame di "syn-patheia" tra passato e presente.
Proveniente da una cultura digitale legata alla produzione di contenuti intangibili e liberamente distribuibili, Marco Brianza propone una ricerca artistica che utilizza tecniche digitali, video e luce. Le sue opere, selezionate in festival internazionali, includono “This message will self destruct” per “Milano in digitale”, Milano 2008; “727” a T-minus, New York 2008; “Longest day: replay” a Feedback festival, San Casciano in Val di Pesa, 2009.

"Anulus", di Paolo Calafiore
Al centro della navata destinata all’esposizione dei reperti appartenenti al periodo romano, un gruppo di colonne, basamenti e capitelli giacevano posati su una pedana metallica. Dalla parete retrostante un grande anello di luce dinamica, bianca e argentea, dominava e scansionava le colonne rivelandone la forma, la materia, l’origine. L’anello, fin dai tempi dell’antica Roma, simboleggia l’eternità. Intermittenze e bagliori, emanati da Anulus, creavano un magnetico e catalizzatore ‘polo di luce’ misterioso ed enigmatico, che attraverso una sequenza di scie luminose irrompeva nello spazio. Un sofisticato sistema di controllo gestiva le variazioni di luce diretta e indiretta, che si irradiavano nell’ambiente come provenienti dalle profondità dello spazio e del tempo.
Paolo Calafiore nasce a Milano nel 1967, dove vive e lavora. Scenografo e lighting designer, ha creato scenografie per i maggiori teatri italiani come La Scala di Milano, l’Arena di Verona, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Regio di Torino. Dal 2000 si occupa di light art lavorando in prestigiose location fra cui il Castello di Ivrea, il Castello Sforzesco di Milano, Fiera di Milano City, Piazza del Popolo e Piazza Venezia a Roma. Attualmente collabora con l’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires e il prossimo mese di novembre, in occasione delle celebrazioni del bicentenario dell’ indipendenza dell’Argentina, illuminerà nel quartiere della Boca, Puente Avellaneda, incluso nel patrimonio storico nazionale argentino.

“Romæ”, di Livia Cannella
L’occasione di realizzare una installazione visiva presso il Museo Archeologico ha suggerito l’idea di un incontro tra il patrimonio archeologico della città di Francoforte e quello della capitale imperiale, luogo di origine della cultura che anche nella città tedesca ha lasciato testimonianze del proprio passaggio. Alcune celeberrime raffigurazioni del patrimonio museale romano hanno fatto visita al museo, attraverso la propria immagine interpretata in forma di luce. Un discreto, magnificente omaggio che l’arte romana ha esteso oltre confine, per salutare, in un simbolico gemellaggio, i luoghi raggiunti nel corso della sua millenaria espansione culturale. Effimeri “guardiani d’ingresso”, le figure luminose si sono avvicendate, una per ciascuna sera del periodo di installazione, nello spazio aperto antistante l’accesso al museo, offrendo la grandezza e la forza di una muta, immobile presenza.
Livia Cannella (Roma, 1961), architetto e artista, vive e lavora a Roma. Da sempre interessata alle qualità rappresentative dello spazio pubblico, ha individuato nell’ambito scenografico – attraverso il prevalente utilizzo della luce – il terreno di espressione ideale per la valorizzazione dei luoghi, ricercando nel misurato rapporto tra immagini e superfici architettoniche un inedito approccio alla loro lettura ed interpretazione. Le sue installazioni di proiezione scenografica hanno interessato i più prestigiosi siti storico-monumentali dell’area romana., come il Colosseo, Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, Fontana di Trevi, Villa Borghese, Villa Medici, Castel Sant’Angelo, Villa Adriana a Tivoli. Recentemente, in virtù di alcuni approfondimenti tematici connessi ad una ricerca sul colore decorativo, ha realizzato per la Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma il primo esperimento di ricostruzione virtuale dei probabili cromatismi superficiali della Colonna Traiana.

"Light Pulse", di Nicola Evangelisti
Scultura in plexiglas con base in acciaio e proiettore laser, dimensioni 277 x 20 x 30 cm. Nella metafisica medievale il corpo dell’universo è determinato in quanto si manifesta, ‘appare’, essendo la sua forma prima, cioè la lux, auto-manifestativa. Esso è quantificato dal momento che la materia, non potendo espandersi all’infinito, arresta la spinta di espansione infinita della lux. La regolarizzazione dell’andamento caotico della luce ad opera della materia ed il controllo che compie su di su di essa intrappolandola e bloccandone la diffusione laterale tramite le superfici riflettenti del suo corpo geometrico lo rende vettore e propagatore di essa nella verticalità.
Nicola Evangelisti nasce a Bologna nel 1972, dove tutt’ora vive e lavora. Laureatosi all’Accademia di Belle Arti della città, nel 1995 inizia il suo percorso artistico che spazierà dalle installazioni alle “light-box”, dalla fotografia al video, mantenendo una costante attenzione sul tema luce sulla scia della sua passione per lo Spazialismo e Lucio Fontana. Nel 2002 con la light-box “Big Bang” vince il secondo premio al concorso internazionale della Targetti Art Light Collection. Nel 2004 consolida il suo stretto legame con il mondo scientifico, esemplificato dal suo saggio “Digital Sculpture Project” presentato dalla Galleria di arte contemporanea PaciArte di Brescia. Nel 2008 espone a Bruxelles, assieme a Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Dan Graham e altri maestri internazionali, in occasione di un grande evento organizzato dall’ ISELP (Institut Supérieur pour l’Etude du Langage Plastique). Lo stesso anno il suo lavoro entra a far parte della collezione di Arturo Schwarz.

“Bwindi Light Masks”, di Richi Ferrero
Quaranta maschere identiche, provenienti da un’area di confine tra Congo e Uganda, sono state collocate come piccoli monoliti, in ordine sparso, nello spazio all’aperto del Museo Archeologico di Francoforte. La luce diurna restituiva l’essenzialità della rappresentazione, una condizione d’attesa. Il rito prendeva vita quando la luce artificiale mutava nel buio, quando i cromatismi delle maschere davano vita ad una danza ferma sostenuta dai suoni bivocali dei Tuva.
Nato a Torino nel 1951, Richi Ferrero inizia a lavorare in campo teatrale nei primi anni Settanta quando fonda, con gli attori del gruppo Zoo di Michelangelo Pistoletto, la compagnia di ricerca Il Granserraglio. Nell’ambito dell’utilizzo della luce, sperimenta nuovi sistemi d’illuminazione, collaborando con importanti realtà private e pubbliche, specializzandosi nell’illuminazione di opere d’arte e monumentali, oltre che di spettacolo. Sua è l’illuminazione monumentale della Chiesa della Gran Madre di Torino, primo esempio di criteri d’illuminazione teatrale applicati ad un monumento: gli elementi architettonici diventano attori su una scena. Nel 1998 Ferrero allestisce il Museo della Sindone, nel 2000 il museo del Forte di Exilles e nel 2002 il museo di Pinerolo, sperimentando l’applicazione dell’esperienza teatrale in un campo completamente nuovo. Per “Luci d’Artista” di Torino, Richi Ferrero ha creato nel 2000 “Lucedotto”, una grande installazione imperniata sulla struttura di una gru edile. Per Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 ha illuminato gran parte della monumentalità delle città di Torino e Rivoli. Recente è l’illuminazione del monumento restaurato a Emanuele Filiberto in piazza San Carlo.

"Arpa di Luce", di Gianpietro Grossi, Francesco Murano, Pietro Pirelli
Immaginiamo di sfiorare con le dita un fascio di linee di luce, tirate tra gli estremi di un grande spazio architettonico. Se ne esce il suono di un’arpa, l’architettura si trasforma in un grande strumento a corde, la cui musica è quella preferita dagli dei, perché espressione dell’Armonia delle Sfere Celesti (Metamorfosi di Ovidio, libro 11). Con quel suono, assieme a Pitagora, volgiamo lo sguardo verso
l’alto, scoprendo che il nostro agire musicale produce anche una serie bellissima di accadimenti luminosi. Lambita da oggetti oscillanti, l’arpa laser è sensibile alle azioni del pubblico e sentire e vedere coincidono nel medesimo gesto.

Gianpietro Grossi, nasce a Cremona nel 1954. Ingegnere elettronico e musicista, ricerca ed opera da sempre nella musica, studia ed esplora da diversi anni le possibilità espressive offerte dalla tecnologia, con realizzazioni originali dove si coniugano suono, numeri, luce, grafica; approdando all’olografia ed ad installazioni dove sempre protagonista è la luce laser.
Architetto, Francesco Murano ha ottenuto un master dalla Domus Academy e un PhD in design industriale dal Politecnico di Milano. La sua attività si svolge nell’ambito dell’illuminazione tanto di esterni come di interni, progettando installazioni di luce, illuminazione di stand, apparecchi di illuminazione, illuminazione architetturale e monumentale, oltre alla ricerca di nuovi materiali prodotti da importanti aziende italiane ed europee. Le sue realizzazioni sono state pubblicate da tutte le più importanti riviste italiane di progettazione di interni, oltre che da testate estere di illuminazione e design. Francesco Murano è stato membro del gruppo di ricerca della Domus Academy, del Taipei Design Centre e coordinatore del master in design della luce presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Attualmente insegna al Dipartimento di Design del Politecnico di Milano.
Pietro Pirelli, nato a Roma nel 1954, è un musicista e compositore per strumenti elettronici e acustici, per teatro, balletto, mostre d’arte, installazioni, film e video. Fondatore di Agon, una associazione culturale di acustica, informatica e musica, di cui è l’attuale presidente.
Nella sua carriera ha lavorato, fra gli altri, con il Living Theatre di New York, Festival MUSICA di Strasburgo, Festival Goteborg, Ars Ludi, Egri Bianco Danza, Philippe Daverio, Telecom Progetto Italia, Arte Fiera Bologna e molti altri. Del 2003 è l’incontro con lo scultore sardo Pinuccio Sciola con il quale inizia a esplorare le straordinarie qualità musicali delle sue Pietre Sonore.
Ha scritto la musica live per il film di Abel Gance “La Roue”, lungo quattro ore, ha suonato con il jazzista Paolo Fresu a Sassari e ai Jardin du Luxembourg a Parigi. Per le mostre d’arte della madre, Marinellia Pirelli, scrisse “Fiordiluce”. Ispirato invece all’antica Roma, il CD di invenzioni musicali “Hymen o Hymenae”, commissionato da Rivo Alto.
Fra i suoi più recenti progetti “Vertical & Circular” allo Stadio di San Siro di Milano per “Domus Circular”, il grande evento organizzato dalla rivista “Domus”; l’installazione sonora interattiva “Diabaino” per la Triennale di Milano; “Le Apocalissi”, la performance inaugurale del Ravenna Festival 2007, con Elena Bucci e Massimo Cacciari; nel 2008, “Musica Antica Immaginata”, per il laboratorio musicale della Facoltà per la Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna.

"Il Tempo Passa", di Johannes Pfeiffer
La concezione di questo lavoro si era basata sul luogo in cui si collocava questa opera: il Museo Archeologico di Francoforte, dove sono esposti numerosi reperti romani. L’installazione lavorava con i reperti esposti, imballati con una pellicola trasparente e poi trattati con un colore fluorescente. Il tutto era illuminato con luce di Wood. Questo creava un illusione, uno straniamento dell’oggetto originale che, nello stesso tempo, era messo scenograficamente in vista. La forma estraniata richiamava maggior attenzione sul passato di cui questi oggetti sono testimoni.
Johannes Pfeiffer, nato nel 1954 a Ulm in Germania, vive e lavora in Italia e Germania. Il suo approccio artistico inizia dallo studio approfondito dei luoghi prescelti per le sue istallazioni. Quindi si confronta con tutti i suoi mezzi espressivi con lo spazio prescelto. Nel 1995 nascono le sue prime grandi opere luminose, fra cui “Das Grosse Schweigen” (il grande silenzio) nel monastero di
Erberbach nel Rheingau, una installazione con 40 alberi scortecciati e lampade di Wood.

"Intima", di Donatella Schilirò
“Intima” ha voluto portare all’interno del museo immagini che abbiamo già acquisito e smarrito nella memoria. Percorrendo il contenitore museale ricordi residuali, frammenti visivi stratificati si inseriscono in un interscambio di valori della mente: una fusione visiva tra l’interno e l’esterno dello spazio creato da sovrapposizioni di ricordi visivi e riflessi reali contingenti. L’ombra del percorso sulla terra, come memoria della luce, si incontra con il cielo attraverso la luminosa scia di un aereo unendosi all’unisono in un unico viaggio. Il solco sulla sabbia, calpestato e negato nella sua effimera evanescenza materica, s’illumina di policromia in un lento e continuo mutarsi di luce e colore, fino a creare un’intimità misteriosa tra cielo e terra. Luce che muta con il passare del tempo e che non sarà mai uguale con lo scorrere dei giorni evocando la forza della vita, tecnica esclusiva sperimentata in laboratorio dall’artista. Il cielo e la terra interagiscono tra loro come in un dialogo intimo e questo segno che si compenetra crea uno ‘squarcio immaginario’ sulla terra.
Nata a Bologna, Donatella Schilirò si è diplomata all’Istituto Statale d’Arte ISAB, corso Arte Legno e Design e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Corso di Scultura. Dopo aver appreso le tecniche e i segreti di lavorazione del neon e dall’argon, si è addentrata nelle trame dei procedimenti tecnologici utilizzando come supporti elementi metallici sui quali, con un’alchemica procedura fotografica imprime immagini derivanti dalla natura. Il risultato che si ottiene è un vortice luminoso, una catena che pare congiungere il naturale con l’onirico, prima trattenendosi radicato alle proprie origini con la forza del segno, per poi trovare nella intercomunicazione del simbolo la cultura umana.
Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, fra le più recenti si segnalano nel 2007 “Line” alla Galleria d’Arte Contemporanea l’Ariete di Bologna e “Virtualis” alla Fortezza Vecchia di Livorno nel 2008, mentre lo scorso anno ricordiamo “Poesia degli occhi. Omaggio degli artisti italiani a Federico Garcìa Lorca, Accademia di Spagna di Belle Arti di Roma e “Mistic City", Gallerie Bongiovanni, Bologna.

Omaggio a Marinellia Pirelli
Percorsi, 2006
La mostra ha reso omaggio a Marinellia Pirelli, nata a Verona nel 1925 e scomparsa lo scorso 29 giugno 2009, una delle caposcuola dell’arte cinetica e della light art italiane.
In mostra l’ultima opera dell’artista, che la stessa autrice così descrisse:
"Percorsi è opera originale recentissima (Gennaio – Luglio 2006), è un cubo in perpex di cm 30/30/30, con segni incisi con il laser e un passaggio di luce bianca (che è la somma di tutti i colori). Per caso ho scoperto che 30 cm è anche la distanza che la luce percorre in circa un miliardesimo di secondo. Certo non vediamo questa velocità ma solo il suo effetto. Per questa opera mi riferisco a un disegno di elettrodinamica quantistica che dice: “Nel suo viaggio da un punto A a un punto B nello spazio, i fotoni possono divagare, anche cambiare velocità un qualunque numero di volte fra una e infinite e sono infiniti i punti in cui possono farlo”.
Anche il pensiero umano è pronto a divagare, saltare di palo in frasca, perdere il filo cento volte e ritrovarlo dopo cento giravolte, come osserva Italo Calvino (Lezioni americane = La rapidità , l’agilità).
30 cm dunque è la distanza che la luce percorre in circa un miliardesimo di secondo, contraddicendo e nel contempo confermando la regola quantistica dei salti e percorsi infiniti. E’ poi ancora una misura di tempo quantificabile al limite della nostra capacità di intuire".
Marinellia Pirelli nacque a Verona nel 1925. Dopo gli studi classici a Belluno, si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia a Padova.
Esordì come pittrice nel 1943 e successivamente iniziò a lavorare in ambito treatrale a Milano, dove si era trasferita, per poi andare a Roma negli anni ’50, dove lavorò presso la Filmico, una casa di produzione specializzata in cartoni animati. Nel 1953 sposò Giovanni Pirelli, che morirà tragicamente nel 1973.
Il suo vero debutto nel mondo dell’arte avvenne negli anni ’60, con la prima mostra personale alla Galleria delle Ore a Milano. Nel frattempo si trasferì definitivamente a Varese, continuando le sue esperienze con l’arte cinetica e la luce.
Nel 1964 vinse la Coppa Fedic della Federazione italiana dei Cineclub per il film "Pinca Palanca". Nel 1969 presentò un primo film d’ambiente alla Galleria De’ Neubourg di Toseni e poi alla Galleria nazionale d’arte moderna a Roma.
Negli anni ’70 espone alla mostra Prospekt 71 alla Kusthalle di Düsseldorf, menter nel 1974 partecipò con due filmait alla Film Program der Art 74 di Basilea.
Flaminio Gualdoni pubblicò nel 1998 una sua monografia, mentre l’anno dopo Tommaso Trini e Paolo Biscottini realizzarono una sua antologica presso li chiostro di Voltrorre di Gavirare.
Nel 2003 le vennero dedicate due mostre, una al Museo d’arte moderna di San Paolo in Brasile e un’altra presso le Scuderie di Villa Panza a Varese, seguite l’anno dopo da una grande antologica allestita alla Permanente di Milano.
Oltre ad avere realizzato 14 film sperimentali in 16 mm, Marinellia Pirelli si è distinta in particolare per la sua ricerca nel campo della luce e del suo rapporto con l’ambiente, come testimoniato dalle serie dei Pulsar, delle Meteore ma soprattutto dalle sue "Stanze di luce". L’ultima sua opera è "Percorsi", terminata nel 2006.
Marinellia Pirelli è scomparsa a Varese il 29 giugno 2009.

La curatrice
Gisella Gellini, architetto, si è laureata a Firenze. Si è poi trasferita a San Paolo del Brasile, dove ha progettato importanti edifici, fra cui la facoltà di Arte e Musica Santa Marcellina e allestimenti storici in città brasiliane, oltre all’attività di consulente per il Centro di Studi e Ricerche dello Stato di San Paolo.
Ricercatrice della cultura della luce con particolare riferimento alla Light Art, collabora con Giuseppe Panza di Biumo, di cui ha curato nel 2009 l’esposizione di Dan Flavin al Museo Berardo, Lisbona. Nel 2009, durante Euroluce, è stata curatrice dell’esposizione di Nicola Evangelisti con l’opera “Light Blade”a Villa Reale, Milano. Attualmente collabora e svolge attività didattica con il Laboratorio Luce e Colore del Politecnico di Milano. Scrive in riviste del settore e ha pubblicato testi sull’argomento, di cui di prossima uscita “Light Art in Italy 2009”.

Testi a cura di Clara Lovisetti
Foto di Lorenzo Mascherpa

Per ulteriori informazioni:
clara@lupettieditore.it
Cell 335 5448718

 

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