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Posted in Arte, Ecocultura
15/12 2012

Phôs graphè

La mostra: “phôs graphè”

©Massimo Di Nonno

Phôs graphè è un progetto di Massimo Di Nonno sull’inquinamento luminoso: l’alterazione dei livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente notturno che modificano la percezione dello spazio privato.
L’autore è affascinato dal manifestarsi della luce all’interno delle stanze in cui ha soggiornato. Da Milano a Berlino, da Londra alla Repubblica Ceca, l’autore raccoglie immagini della “luce che viaggia, si diffonde nello spazio, raggiungendoci anche nei momenti più intimi come quelli della notte”. Essa attraversa le finestre proiettandosi sulle pareti delle stanze, allungando le ombre o illuminando gli oggetti e i luoghi al suo interno, conferendo un aspetto nuovo a quelle figure e presenze che si associano ai nostri pensieri intimi prima di dormire.


©Massimo Di Nonno

La mostra phôs graphè ha riprodotto l’interno-tipo di una stanza attraverso la creazione di un’oscurità quasi totale. Il buio del locale interrotto dalla luce artificiale prodotta all’esterno e volontariamente accolta all’interno dello spazio espositivo: dai lampioni urbani, dai fari delle auto sulla strada, dalle insegne luminose dei negozi adiacenti. Le fotografie, stampate su carta baritata in dimensioni di 18X24 cm montate su plexiglas, e inserite in cornici di recupero fatte a mano, non vengono illuminate dall’interno, bensì dalla luce esterna della strada.
Le opere esposte sono esemplari unici. Firmati sul retro dall’autore, indicanti luogo ed anno di realizzazione e, sempre sul retro, firmati dal direttore della galleria Around Gallery e dallo stampatore Roberto Bernè.


©Massimo Di Nonno

La luce viaggia diffondendosi nello spazio.
Ci raggiunge negli spazi intimi della notte.
Attraversa le finestre proiettandosi sulle pareti delle stanze allungando ombre e illuminando oggetti.
I luoghi, le luci, gli oggetti, le ombre e le figure si mescolano hai pensieri che precedono il sonno.
Il mio lavoro consiste proprio nel fotografare la luce che arriva nelle camere delle case dove soggiorno.

Phòs Graphè è un lavoro che nasce da una riflessione sui concetti di luce e spazio privato. Infatti l’inquinamento luminoso, sempre più un problema del nostro mondo contemporaneo, ci priva del buio naturale della notte.
Il titolo riprende le due parole greche dalle quali deriva la parola fotografia: phôs luce e graphè scrittura.

Phôs Graphè
… When one looks into the darkness there is always something there…
W. B. Yeats, The Secret Rose and Rosa Alchemica.


©Massimo Di Nonno

Ci sono vite che scorrono monotone e regolari. Altre che non ti fan dormire due notti di seguito nello stesso letto. A volte è faticoso, ma bello. Perché lo hai scelto. Perché il mondo ha tante cose da raccontarti e tu vuoi raccontarle agli altri. Arrivi a sera stanco e ti posi in stanze che sono solo un ponte verso l’alba successiva. Le attraversi sapendo che quasi mai tornerai a farlo. Stanze di passaggio, stanze per una notte. Luogo sicuro dove far riposare occhi condannati a inseguire la luce. Occhi che bramano il buio per ritrovarsi. Ancora costretti, però, alla luce di piccoli artificiali soli elettrici che pendono stanchi dal soffitto. E allora le dita indagano muri sconosciuti alla ricerca l’interruttore. Intanto, mute, pronunciano «Fiat tenebris». E buio è. Invocato. Improvviso.
Ma la luce è compagna fedele e implacabile. Sa come trovarti, ovunque. Anche nel buio più denso. Eccola infatti. Giunge dalla città dell’uomo, dalla sua notte artificiale. Si fa strada. Incerta, appena percepibile, si insinua nel buio. Si piega, la luce, si contorce. Piega ciò che tocca, contorce ciò che lambisce. Non è violenta. Non è come i rumori della strada che, nella pagine di Rilke, occupano le mura della stanza di rue Toullier.


©Massimo Di Nonno

La luce non ti tiene sveglio fino all’alba. Lei t’accarezza nel buio senza nemmeno doverti sfiorare. Striscia in fenomeniche stanze, la cui vera natura, per te transeunte, non è ti è concesso esperire. La luce crea trame, disegna oggetti sconosciuti. Svela epifanie di ben altre noumeniche stanze. Rende visibile l’invisibile che ti pervade. Ti fa Essere umano. Penetra il buio. Feconda lo spirito. Genera quella bellezza che non puoi, non sai definire, perché è senza volto. Perché ha tanti volti quanti sono i tempi o gli esseri senzienti che accettano d’esserne compresi. Quella bellezza che i più, al cospetto del giorno, cercano di sottomettere e rinnegare.

… the common people are always ready to blame the beautiful.*

Sandro Iovine

 

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