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31/10 2011

Spiritualità e mediterraneità nell’opera di Giulio De Mitri

Spiritualità e mediterraneità nell’opera di Giulio De Mitri



Percorso di Origène, 2011.
Legno, smalto metalizzato, plexiglas, corpi illuminanti, proiezione meccanica.
Installazione ambientale mc 144

Quando si entra nell’opera di Giulio De Mitri tra installazione ambientale, tecno-light-box e video si è coinvolti – come scrive Rosalba Branà – in un percorso sensoriale e percettivo elaborato secondo una personale ridefinizione semantica delle pratiche linguistico-espressive legate alla mediterraneità. Sono opere che conservano un sapore “classico” e al contempo si inseriscono nel più avanzato dibattito sull’arte e sull’uso della tecnologia, in forma poietica.
Pur essendo indubbiamente legato al simbolo, al mito e alla valenza geo-politica della e nella mediterraneità, centrale nella ricerca dell’artista è l’esemplificazione di un’energia spirituale, che può scaturire dalla combinazione di elementi materiali ed immateriali. Gli ambienti di De Mitri sono circondati da un’aura di spiritualità ipnotica quanto disorientante.
Volto alla ricerca di un dialogo con l’Assoluto, l’artista perviene ad una nuova percezione dello spazio, di complessa definizione: non più l’arte come somiglianza, ma come volontà – o come tentativo – di cogliere e fissare l’immagine dell’irrapresentabile. Lontano dalle categorie mimetiche del reale – di rappresentazione platonica o interpretazione aristotelica – De Mitri introduce la simulazione del non-definito, una visionarietà che esprime in ogni ambito esistenziale e artistico.
La sua progettualità, nell’ambito della recente produzione, ben esemplifica la portata artistico-culturale della personale ricerca dell’artista.
L’opera istallativa Percorso di Origène (2011), presentata alla 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia-Calabria, è un lavoro plastico rigoroso e poetico che raccoglie istanze esistenziali. Origène, teologo e filosofo del III secolo a. C., si interrogò sul percorso della stella, sulla sua destinazione e sulle sue valenze spirtuali; ugualmente Giulio De Mitri dà curvatore introspettiva al fenomeno della stella, inducendo ad una riflessione profonda sull’essere umano, su ciò che è nella sua individualità imperscrutabile, ovvero su quel subconscio che è in lui. La stella è così fenomeno di energia cosmica, veicolata dalla luce blu che si riflette in una superficie specchiata triangolare (simbolo della perfetta Trinità). Le rifrangenze della luce – dei duecentoquaranta corpi illuminanti e della proiezione “meccanica” del mare, che sovrasta l’istallazione stessa – sullo specchio e sulla stessa stella blu evocano presenze evanescenti, che conducono alla soglia del Percorso di Origène. Tale rispecchiamento ha una duplice valenza sensibile ed esistenziale anche ne La Porta del cielo (2010), istallazione ambientale, che stigmatizza, attraverso un lungo percorso, un processo interiore sul proprio essere al mondo, un guardarsi dentro che si compie in quella dimensione ove la coscienza scopre se stessa e si approccia alla conoscenza originaria dell’Essere. In questa dimensione metafisica, si scorgono segni archetipali che narrano la Storia dell’Uomo: la Ciotola, il Libro e la Conchiglia sono indelebili tracce del passato. Oltre questi segni umani si dà la porta del cielo infinita, esemplificata da una pala d’altare tripartita che vive dell’energia del cosmo: della luce blu delle costellazioni.



Hic et Nunc, 2006.
Acciaio inox, vetrofusione, plexiglas, pvc, corpi illuminanti
cm 230 x 130 x 20, diametro cm 100 x 20
Installazione ambientale

Hic et nunc (2006), istallazione ambientale presentata a Venezia, a Palazzo Bianchi Michiel del Brusà, nell’ambito degli eventi collaterali ufficiali alla 54°Biennale, è l’esemplificazione del Mediterraneo, contenitore di differenze geo-politiche e culuturali, universo di forme algide, le cui plasticità ricreano quell’unica culla di civiltà, animata da situazioni di conflitto o di marginalità – se non di emarginazione – tra Oriente ed Occidente. Ma le differenze arricchiscono: non è possibile sopprimere le identità in virtù di una omologante globalizzazione, pena l’impoverimento culturale. L’unica soluzione possibile è il recupero della memoria storica, presentificazione della conoscenza, nella accettazione positiva della relatività, intesa non come approdo al nichilismo, bensì come consapevolezza della pluralità. De Mitri opera questo recupero in una visionaria proiezione ottimistica, in cui affiorano le componenti pregevoli delle civiltà umane, attraverso la fusione di molteplici concetti ed aspetti di senso. Etica ed Estetica risultano così intimamente saldate nelle opere dell’artista, che non abbandona mai un codice visivo di riferimento, che elabora sempre in chiave personale. Simona Caramia

 

COMMENTI DEGLI UTENTI

  1. 03/11/2011

    Non ha mai realizzato delle scenografie?