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24/12 2013

Un incontro “luminoso”.
Le Opere di Daniela Chionna artista e designer.

Un incontro “luminoso”.

Le Opere di Daniela Chionna artista e designer.

Fa sempre una particolare sensazione essere accolte in una casa-atelier d’Arte, è un po’ come aggirarsi in un luogo fatto di quotidianità, sogni, idee, dove la sensazione di essere lontani dal tempo dell’orologio lascia a briglie sciolte la fantasia e campo libero alle riflessioni. Spesso, osservando un’opera d’arte, un quadro, una scultura, ci si chiede se l’autore è consapevole della sua azione o se è spinto solo dalla ricerca spasmodica di stupire a tutti i costi il pubblico nella propria personale ricerca di fama e di onori, quasi fosse un “eroe” che lotta disperatamente per ottenere la sua medaglia senza però dover cedere nulla della sua felicità. Atteggiamento molto frequente nella nostra cultura dove il concetto di arte è ormai indissolubilmente associato a quello di valore economico. Fortunatamente, in questo panorama di accademica provocazione, ci sono artisti che “praticano” arte per il semplice piacere di sperimentare nuove forme d’espressione creativa intesa come possibilità di conoscenza ed evoluzione di se stessi in primo luogo.

Questo è il caso di Daniela Chionna, artist-designer pugliese, che da anni lavora con la luce e la materia creando “Creature di Luce” capaci di evocare sentimenti, immagini, dando all’osservatore la sensazione di vivere “altri spazi” dove le atmosfere diventano astratte scenografie . Totem e sculture di luce in ogni stanza, quadri luminosi appesi alle pareti … in ogni ambiente si respira “L’Odore della Luce”. Un’artista a tutto tondo, di quelle che vivono con l’arte sin dalla nascita, non solo per vocazione ma anche per genia o fato e che si portano dentro tutto quell’universo dal quale si generano continuamente idee, colori, forme e sensazioni. In questi universi sembra che le più elementari equazioni di bilanci dell’energia non abbiano valore perché l’energia è di per sé stessa sempre continuamente rinnovata e rigenerata in nuove forme. Le sue opere possiedono in sé una forza comunicativa che va al di là del tempo in cui sono state generate e pensate. Realizzate nel passato, agiscono nel presente ma sono concepite nel futuro senza mai perdere quel filo conduttore che le lega alle più importanti correnti pittoriche del 900. Nelle sue Creature luminose il tempo si avverte come un concetto che non ha confini né origini e lo spazio è inteso come una sorta di matrioska, un sottospazio di un universo che ne racchiude un altro ed un altro ancora e così via … almeno questo è quello che si prova osservando i diversi piani di composizione nelle sue creazioni.

Daniela Chionna ha la capacità di realizzare opere assemblando tutto ciò che il mondo rifiuta o crea per altri scopi, infatti le sue istallazioni sono realizzate con i più disparati materiali: pezzi di legno lavorati dal mare, bulloni, rondelle, reti metalliche … oggetti che si ritrovano assemblati in forme e funzioni assai più nobili e diverse dall’originarie. “L’oggetto “ non è più un singolo pezzo ma parte integrante di un insieme dove si rinnova a nuova vita e a nuova azione pronto per interagire con superfici pittoriche, per poi essere “accesi” dalla fonte luminosa intesa come elemento tecnologico aggiunto. Questi “oggetti” rappresentano un’equilibrata fusione tra arte e design. Nei suoi quadri luminosi non si può non notare la tentazione costante di racchiudere questo elemento: la luce. Luce che viene costretta , guidata indirizzando i suoi fasci luminosi lì dove le sua visione d’insieme le ha suggerito. Gli strumenti, le tecniche che caratterizzano questo suo linguaggio nascondono una sapiente concezione dello spazio che si traduce in un continuo gioco di volumi, lacerazioni e trasparenze della materia stessa.

Intervista a Daniela Chionna
1. Come è iniziato il suo percorso artistico?

Un percorso artistico non ha un inizio se è profondamente sentito … fa parte di te da sempre e con te si evolve. Ho sempre amato disegnare sin da bambina e ho sempre posseduto una certa inclinazione nel creare materialmente delle “cose” che in me rievocavano storie e sensazioni … delle vere e proprie narrazioni che si “srotolavano” nel mio mondo immaginario. Sicuramente c’è stato un momento dove ho cominciato a sentire l’esigenza o la voglia di rendere partecipi gli altri di quello che facevo e così, tra ragione e incoscienza, in un lontano settembre del 1984 ho allestito, nelle sale della Società Operaia di Martina Franca (TA), la mia prima mostra di “scarabocchi” eseguiti con tecniche miste. Il percorso è stato lungo e lo è ancora e ha richiesto e richiede grande impegno. Non sono mancate tappe importanti nella mia attività di artista e designer e tra queste sicuramente l’essere stata selezionata per esporre al Salone Satellite 2002 in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano, l’allestimento delle sale del PITTI CLUB (stagione della moda) Fortezza da Basso di Firenze, più partecipazioni al Festival dei due Mondi di Spoleto, ho collaborato con il centro di produzione Rai3 di Torino dove alcune mie opere sono state scelte per l’allestimento del set del programma televisivo “Screensaver”, ho esposto presso diverse gallerie e “officine” del design di Milano, e non solo, che mi hanno permesso di avere diverse pubblicazioni sulla stampa di settore e mi hanno procurato diversi collezionisti in Europa e oltre. Mi auguro che il mio percorso continui, non mi interessano gran che le mete ma il cammino sicuramente si e desidero godermelo creando.

2. Cosa significa la luce per lei?
Luce significa “rendere manifesto”.
Grazie alla luce riconosciamo il mondo visibile dandogli forma, colore e ogni giorno, aprendo gli occhi, diamo alla luce il nostro mondo personale. La luce rivela il creato e lo celebra. La luce svela i segreti della materia, gli dona trasparenza, la solleva, la svela, la oltrepassa, la rende sottile o spessa, la identifica come tale o la dissolve. La Luce è simbolo supremo che contiene tutti i simboli sia sul piano materiale che spirituale, è il miglior campo d’azione per gli esploratori e i conoscitori dell’Ombra e con l’Ombra rende plastico l’Universo … la Luce è lo scalpello della Dea. Luce per me significa tutto questo e anche di più. Nella mia collezione “L’Ombra della Luce” ho utilizzato la fonte luminosa come elemento tecnologico aggiunto per disvelare le superfici e per poter “leggere”, attraverso le lacerazioni della materia, storie di mondi invisibili così come attraverso una ferita del Corpo si possono “leggere” i racconti dell’Anima. E la Luce fu … disse qualcuno e da lì ebbe inizio una lunga Storia …

3. Italo Calvino, parlava della volontà di recuperare un esercizio letterario caduto in disuso e considerato inutile: la descrizione. Lei sembra fare lo stesso con le sue opere, utilizzando anche materiale in disuso o riciclato, come il suo Palomar, dietro ogni semplice o addirittura banale porzione di realtà, sembra voler portare chi vede le sue opere, oltre, verso aspetti diversi dell’esistenza.

Questo rimando a Calvino mi lusinga e quasi mi imbarazza ma mi offre dei buoni spunti di riflessione. Sicuramente molte Opere d’Arte sono nate e nascono da profonde osservazioni e meditazioni da parte dell’artista sulle “cose” del mondo , “cose” che sono sempre indagate sia visivamente che antropologicamente e non solo, senza mai perdere quella “prospettiva cosmica” capace di riunire ogni elemento osservato in una visione unitaria dell’esistenza. Quasi certamente molte delle mie opere sono state concepite dopo lunghi periodi di riflessione e ricerca ma non so se sono descrivibili in quanto non sono figlie di un dialogo mentale ma di un’esigenza inconscia più profonda quasi ignota e per questo motivo chi osserva le mie “creature di luce” più che “descriverle” dovrebbe “sentirle”. Per me tutto ha memoria, tutto, o quasi tutto, può essere riconsegnato a una nuova vita basta caricarlo di un nuovo significato. “Utilizzo” materiale in “disuso”, materiale “fatto fuori” accostato a materiale naturale , questo mio lavoro di composizione mai casuale, ma dettato da esigenze espressive ben precise, viene integrato in un lavoro pittorico molto più complesso che “esprime il sistema simbolico dell’individuo” in questo caso il mio. Toccherà poi alla luce, intesa sempre come elemento tecnologico aggiunto, a dare tridimensionalità, leggerezza, una nuova identità alle opere. L’intento è sempre quello di varcare il confine della semplice percezione visiva fine a se stessa.

4. I prossimi progetti?

Mostre, mostre e ancora mostre.
Berlino mi aspetta ma non nego che sento forte il desiderio di riappropriarmi del mio Territorio. Il miglior progetto rimane sempre quello che vivo e realizzo nel presente.

 

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