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11/03 2012

Progettare il Progettista, punti fondamentali scaturiti dall’evento del 5 marzo

Progettare il progettista

Il 5 marzo si è svolta la convention della filiera della luce italiana dal titolo “Progettare il progettista”
laprima in cui si sono confrontati coloro che si occupano di luce da un punto di vista professionale con l’obiettivo di definire il futuro della professione del lighting designer.

La giornata, interamente dedicata al futuro e all’identità della professione, si è svolta presso la sede
dell’Apil a Milano, sapientemente moderata e presentata dal presidente dell’associazione, l’arch. Cinzia
Ferrara.

Molti i partecipanti, molti gli interventi delle associazioni e dei centri di formazione professionale, oltre a
coloro che operano professionalmente nel settore, anche attraverso la rete:
Gianni Drisaldi, Presidente AIDI
Alvaro Andorlini, Presidente CELMA
Francesco Iannone, presidente PLDA
Alberto Ricci Petitoni, vice‐Presidente LIGHT‐IS
Marcello Zagaria, Accademia della Luce
Daria Casciani (Politecnico di Milano, Dipartimento Indaco)
Massimo Iarussi, Consiglio Direttivo APIL
Riccardo Gargioni, Direttore ASSIL
Alessandro Sarfatti, consiglio direttivo ASSOLUCE
Giacomo Rossi, www.luxemozione.com, blog
Matteo Seraceni, www.arching.wordpress.com,blog
Romano Baratta, www.lightingnow.net, blog
Maria Teresa D’Amato, www.luceonline.it, portale culturale
Andrea Ingrosso, www.apilblog.it

Interessanti anche gli interventi del designer A.J. Weissbard e di Luca Salas Bassani.
Tante le tematiche trattate e le considerazione effettuate, evoluzione, futuro della professione del lighting
designer, qualità del progetto, illuminazione urbana, diffusione della cultura illuminotecnica, Lighting
System Legislation, formazione e molte altre.
Alcuni punti fermi emergono dai lavori concettuali di questa giornata:
l’importanza di una maggiore coesione tra i professionisti del settore per il raggiungimento del
riconoscimento professionale della figura del lighting designer, anche in ambito europeo, del
riconoscimento del diritto d’autore, dell’importanza del riconoscimento economico per la realizzazione di
un progetto illuminotecnico, frutto di competenza e professionalità, la necessità di una formazione
culturale che tenga conto dell’esperienza pratica e delle varie essenze, della natura caleidoscopica della
professione, in ambito, architetturale, teatrale, urbano, ecc.
E’ stata anche sottolineata l’importanza della diffusione della cultura della luce, per permettere una
maggiore conoscenza della materia che la renda nota, apprezzata . Come sottolineato dall’Ing. Drisaldi
emerge la necessità di un messaggio chiaro, semplice e al tempo stesso incisivo, che renda la luce e
conseguentemente il progettista della luce, sinonimo di risparmio energetico e benessere. Luce
caratterizzata da una forte valenza sociale, come ampiamente spiegato da Dacia Casciani nel suo intervento
centrato sul concetto di qualità sociale della luce; anche nel nostro intervento è emerso questo aspetto
oltre a quello dell’importanza dell’informazione, alla quale molto possono contribuire anche i portali
culturali.

L’arch. Cinzia Ferrara, presidente dell’Apil, ha inoltre sottolineato i punti più qualificanti scaturiti dalla giornata:
<< - il progetto è al centro della filiera, di conseguenza la qualità del progetto torna a vantaggio dell'intera filiera; - la figura professionale vera non può che essere quella del libero professionista, privo di qualsiasi legame con gli altri componenti della filiera - l'importanza della formazione e dell'aggiornamento permanente ed infine - l’importanza di formare una massa critica sufficientemente forte fra tutti gli operatori in modo da riuscire ad incidere maggiormente sulla situazione, anche attraverso iniziative tese a diffondere una maggiore e più diffusa cultura della luce>>.

Si auspicano in futuro nuovi proficui incontri, forieri di idee e progetti concreti per il raggiungimento di
questi obiettivi.

 

COMMENTI DEGLI UTENTI

  1. 12/03/2012

    Sottoscrivo quanto dichiarato da Cinzia Ferrara.
    Auspico inoltre che si cominci veramente a fare qualcosa in Italia, senza aspettare come al solito una non ben precisata “manna dal cielo” dall’ Europa (e purtroppo invece ho sentito molti abbandonarsi felicemente a questa idea: l’immobilismo come legge di vita).
    Inoltre la massa critica va fatta attraverso una federazione che non si fermi alle solite sigle o ai soliti nomi: basta una federazione italiana di professionisti.
    E poi smettiamola di pensare che l’imposizione di una legge possa fare veramente qualcosa per la professione: stanno cancellando gli ordini professionali e noi cerchiamo di farne uno nuovo?!?