Glossario
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Accensione e riaccensione
Il tempo di accensione o riaccensione di una sorgente è un parametro variabile che passa dalla risposta immediata - in termini quantitativi e cromatici - delle tipologie a filamento ad un'attesa di alcuni o svariati secondi per quelle a scarica che, dopo un certo lasso di tempo necessario ad innescare il processo di accensione, impiegano tempi piuttosto lunghi per raggiungere o ritrovare l'equilibrio.
Alimentatore elettronico
Dispositivo che incorpora al suo interno quanto necessario all'accensione, alla stabilizzazione ed al funzionamento di una sorgente. Oltre a consentire vantaggi relativi al contenimento dei consumi, alla qualità dell'emissione ed alla riduzione di peso ed ingombro, l'alimentazione elettronica permette inoltre l'eliminazione del cosiddetto "effetto stroboscopico", fenomeno per il quale, ad una certa frequenza di alimentazione, la visione di oggetti in movimento appare falsata.
Alogena
Lampadina che ha una durata doppia rispetto alle comuni lampadine a incandescenza di uguale potenza e produce altrettanta luce. Genera però molto calore.
Angolo di apertura del fascio luminoso
Negli apparecchi di illuminazione destinati a fornire una luce concentrata in un'area più o meno ristretta, si usa spesso indicare l'angolo di apertura del fascio luminoso. Esso rappresenta l'angolo al quale l'intensità luminosa è il 50% di quella massima. In alcuni casi (in particolare per apparecchi con fascio molto concentrato) l'angolo di apertura indica l'angolo al quale l'intensità luminosa è il 10% di quella massima. Il dato è solitamente accompagnato dalla indicazione della percentuale cui si riferisce (50% o 10%). L'indicazione dell'angolo di apertura, per quanto assai utile in molte circostanze, è una informazione molto sintetica e spesso limitativa: apparecchi con uguale angolo di apertura possono avere distribuzioni delle intensità anche molto diverse. Per una descrizione più completa del comportamento fotometrico di un apparecchio occorre sempre riferirsi alla sua curva fotometrica.
Anomalie nella visione dei colori
Esistono anomalie nella visione del colore sia di origine cerebrale come congenite. Quelle cerebrali possono verificarsi quando il soggetto subisce un danno alla zona del cervello deputata al riconoscimento e all'analisi dei colori. Più comuni sono le anomalie congenite della visione dei colori, caratterizzate da un'anormale capacità di eguagliare certi colori e dall'impossibilità di distinguere colori che appaiono assai differenti per un soggetto normale. Tali problemi sono dovuti a un comportamento non regolare da parte dei fotopigmenti dell'occhio. Il soggetto può ad esempio avere nessun cono ricettore, o averne un solo tipo, oppure due rispetto ai tre delle persone dotate di visione normale. I nomi delle anomalie variano a seconda del numero e del tipo di fotorecettori assenti. In Italia tali anomalie vengono detto Daltonismo. Essendo anomalie genetiche legate al cromosoma X esse colpiscono il 4% degli uomini e lo 0,04% delle donne.
Per riconoscere chi ha anomalie nella visione dei colori vi sono numerosi test.
Per riconoscere chi ha anomalie nella visione dei colori vi sono numerosi test.
Astigmatismo
Si ha astigmatismo quando l'occhio ha potenze diverse a seconda dei meridiani oculari. Questo vuol dire che la persona affetta da astigmatismo vedrà nitidamente linee dirette in una certa direzione, e fuori fuoco quelle dirette in un'altra.
Attacchi (classificazione)
Il codice di identificazione è composto da lettere e numeri: la prima lettera - una maiuscola, seguita talvolta da una minuscola - identifica il tipo di connessione in termini meccanici (a vite, a baionetta, a spina, etc.); il numero seguente indica, in funzione della forma, la dimensione trasversale in millimetri (il diametro esterno, o quello della spina, o l'interasse fra le spine, etc.); l'ultima lettera infine, a carattere minuscolo, indica il tipo di contatto elettrico (singolo, doppio, triplo, etc.).
Azione fotochimica
L'azione fotochimica è il processo in cui l'energia di attivazione necessaria a un cambiamento dal punto di vista chimico di una molecola viene fornita dall'assorbimento di un fotone. Per ogni fotone incidente sussiste una probabilità di avere un cambiamento permanente (gli effetti dell'azione fotochimica sono generalmente irreversibili) nello stato della molecola. Controllare l'effetto fotochimico vuol dire anche controllare tutta la catena di trasformazioni chimiche, che sono avviate dalla luce, ma la cui velocità dipende poi da molti altri fattori quali la temperatura, l'umidità e molti agenti inquinanti. La conseguenza più tipica dell'effetto fotochimico è lo scolorimento, quale quello provocato dai raggi del sole. L'esposizione alla luce può provocare anche lo sfilacciamento delle fibre e lo screpolamento delle superfici, nonché l'ingiallimento di certi pigmenti. La sensibilità di un oggetto fornisce un'indicazione dell'estensione del danno che risulterà a causa di una fissata esposizione H. L'approccio più comune e più largamente accettato, fornito dall'ICOM (International Council of Museum) [ICO97] è quello di classificare gli oggetti in tre categorie a secondo della loro sensibilità.